Articolo de "La Repubblica" del 18 OTTOBRE 2022 di Luca Baccolini


E' morto Gino Brandi, il decano dei pianisti bolognesi. Ha suonato fino all'ultimo


Aveva 92 anni. Bambino prodigio, si esibì davanti a Mussolini e a Pio XII, Ezra Pound volle capire da vicino il suo segreto


Dall'alto dei suoi 92 anni, 84 dei quali passati sul pianoforte, Gino Brandi resterà nella storia come uno dei pianisti più longevi di sempre. Ma anche uno dei più talentuosi. La sua vita, che puntava dritta al traguardo del secolo, si è interrotta lunedì scorso, 17 ottobre, e subito decine di suoi ex allievi al Conservatorio "Martini" di Bologna hanno aperto il libro dei ricordi più cari, perché Brandi, oltre che virtuoso, è stato per molti l'insegnante più amato. Il primo concerto lo tenne a sette anni, come enfant prodige. L'ultimo, nel settembre scorso, a Vergato, chiuse una carriera concertistica lunga 84 anni.

Già nel 1937 si parlava di lui come della più grande rivelazione pianistica italiana, tanto che persino Mussolini volle ascoltarlo di persona, seguito da lì a poco anche da papa Pio XII. Anche Ezra Pound volle capire da vicino il segreto di questo bambino prodigio. Brandi cominciò da solo sul pianoforte di famiglia in casa: la mamma lo suonava un po', anche suo padre sapeva destreggiarsi sia al violino che al pianoforte. La sua prima maestra si chiamava Luisa Liviabella, ed era la sorella del nonno di Laura, che poi sarebbe diventata sua moglie; si era accorta che Gino, a soli quattro anni, riconosceva i suoni di tutti i campanili di Tolentino, la città in cui era nato nel 1930. Dopo pochi anni cominciò lo studio con due giganti della musica: Alfredo Casella e Carlo Zecchi.

 "Andavo da loro privatamente a Roma, ero ancora un bambino e mi accompagnava mio padre in treno, in giornata", raccontò Brandi, sempre restio a farsi intervistare, durante la consegna del "Battistino" alla carriera. Nel 1941 sul "Popolo d'Italia" si leggeva già di lui: "Gino Brandi, a dieci anni, suona già con una bravura ed un sentimento artistico veramente singolari". Per questo fu invitato da Mussolini a suonare a Villa Torlonia il 10 gennaio 1942. Il suo è stato un pianismo intimo, non muscolare, con un legato prodigioso. Se ne accorsero anche al Concorso "Pozzoli" di Seregno, ma nel 1959 la sfortuna infilò tra i candidati il diciassettenne Maurizio Pollini, che sbaragliò tutti e arrivò primo, proprio davanti a Brandi, che rimpiangerà di non essere stato (pur avendone diritto) tra i candidati italiani al Concorso Chopin di Varsavia del 1960, quello vinto proprio da Pollini.

La sua carriera concertistica fu interrotta più volte da disturbi di agorafobia e fotofobia. "Una sera - raccontò il pianista al collega Carlo Mazzoli, in una delle sue rare confessioni pubbliche - dovevo suonare alla Sala Bossi di Bologna: la sala era gremita da un pubblico foltissimo, ma io ero infastidito dalle luci e chiesi di abbassarle. Mi risposero che non era possibile, e allora volli che fossero spente tutte: suonai al buio, il concerto venne benissimo, ma la critica fu negativa proprio per la scelta di suonare al buio. Dopo quella volta interruppi i concerti, rinunciando a numerose date. In famiglia, mentre la mamma comprendeva il mio disagio e mi confortava, mio padre si era arrabbiato e mi rimproverava, mi diceva spesso che ero come un cavallo bolso. Per qualche anno smisi di tenere concerti, continuando a esibirmi solo nella sala della mia casa di Tolentino come facevo da bambino. Ripresi allora gli studi classici e mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza, che arrivai quasi a concludere".

Fu la moglie Laura a spronarlo a partecipare di nuovo a master class e a concorsi, tra cui il "Clara Haskil", dove Brandi vinse il secondo premio (ma il primo non fu assegnato). Nel 1960 la grande delusione dell'esclusione dal concorso di Varsavia nel 1960, compensata dalle gioie dell'insegnamento. Brandi però non ha mai rinunciato a suonare in pubblico: persino quando lasciò il Conservatorio per andare in pensione decise di sedersi al pianoforte per il Primo Concerto di Mendelssohn. La festa dei 90 anni, nel 2020, gliel'aveva rovinata il lockdown, ma nel giugno di quell'anno Brandi riuscì a festeggiare nel convento di San Vittore, suonando un suo vecchio cavallo di battaglia, la trascrizione per solo pianoforte del Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Mendelssohn. "Quando eravamo colleghi di cattedra al Conservatorio - ricorda il pianista Carlo Mazzoli - Brandi aveva in repertorio almeno sei-sette concerti per pianoforte e orchestra trascritti da lui stesso. Un giorno gli chiesi se mi potesse dare la partitura di una di quelle trascrizioni. Mi rispose che non l'aveva: se le ricordava tutte a memoria".